VELENO AI MARINES DA ARRUOLATI MUSULMANI

Psicosi o complotto insabbiato? Da chi e perché?

 

New York – La sindrome della strage di Fort Hodd, dove uno psichiatra dell’esercito, di credo musulmano, ha aperto il fuoco sui suoi compagni, è talmente viva nelle mente degli americani da essere presumibilmente all’origine di una denunzia di un possibile complotto a Fort Jackson, Carolina del Sud. Là cinque interpreti di fede islamica sono finiti sotto inchiesta, accusati di aver tentato di avvelenare il rancio dei soldati nella mensa della loro base. Secondo la denuncia, i cinque avrebbero confabulato in arabo, organizzandosi per contaminare gli alimenti con sostanze velenose. L’Esercito ha smentito, ma i bene informati sostengono che l’inchiesta c’è stata veramente.

A dare la notizia, la rete televisiva Cbn, Christian Broadcasting Network, fondata dal reverendo ultraconservatore Pat Robertson, che vede i musulmani come il fumo negli occhi e che ha considerato il terremoto di Haiti come la punizione di Dio contro il diavolo. Robertson, che ha talpe ovunque, ha fatto sapere tramite i suoi cronisti che in cinque interpreti sarebbero stati fermati ed interrogati fino alla loro piena assoluzione, perché non è stata trovata alcuna prova. Non potendo fare il processo alle intenzioni, non è stato possibile dimostrare l’intenzione dell’attentato, nei confronti del personale della base, che ammonta a più di 50mila soldati. Patrick Jones, portavoce di Fort Jackson, ha dichiarato: “Ci sono arrivate delle denunce ed abbiamo preso in modo serio tali comunicazioni. Ma dopo due mesi di indagini da parte dell’Army Criminal Investigation Command non sono emerse conferme di alcun tipo a sostegno delle denunce ricevute”. In altre parole, l’inchiesta c’è stata, ma non sarebbe emerso nulla. Per buona cura, in ogni caso, il corso per gli interpreti che parlano lingue dei paesi mediorientali è stato comunque subito spostato in un’altra base, a Fort Huachuca in Arizona.