AL-QAEDA: COLPIRE GLI USA

 

L’ala yemenita di Al-Qaeda ha chiamato tutti i musulmani della penisola arabica alla jihad contro i cristiani e gli ebrei presenti nella regione attraverso un messaggio audio diffuso su Internet dal numero due dell’organizzazione.

“Non c’è altra via d’uscita da questa situazione che combattere una guerra santa”, ha detto Saed al-Shehri, ex detenuto di Guantanamo, esortando ad attaccare dappertutto “gli interessi americani e crociati”.

La minaccia rappresentata da Al-Qaeda ha radici profonde e ramificazioni anche in America. Era il Natale del 1992, quando alcune immagini venivano girate di nascosto da un reporter americano, infiltratosi al raduno annuale dell’Associazione della Gioventù Araba a Oklahoma City, America. Quello che sembrava essere un normale congresso sulla cultura islamica, si rivela essere ben presto un incontro fondamentalista. Sul palco si alternavano rappresentanti di tutte le correnti più agguerrite; gli oratori inneggiavano alla guerra santa e predicavano la jihad contro gli ebrei e i cristiani; accusavano Israele e l’Occidente di opprimere i musulmani in tutto il mondo; invitavano al martirio anche i più giovani, per i quali venivano messi in vendita appositi libri da aspiranti kamikaze, per bambini.

Kermesse di questo genere, si scoprirà in seguito, erano state organizzate in tutti gli Stati Uniti; a Detroit un’associazione a nome Progetto Internazionale per la Carità Islamica portava al tavolo degli oratori uno sceicco cieco, egiziano, che esortava all’instaurazione di un regno mondiale governato dall’Islàm; altri affollatissimi incontri si tenevano a Chicago, Pittsburg e Turso.

Nel video girato dal reporter USA si vedeva un predicatore che esortava ad una jihad vittoriosa. In seguito si scoprirà che quest’uomo è stato l’ispiratore della cellula di kamikaze dell’11 settembre.

 

BIN LADEN, LO SCEICCO DEL TERRORE

 

11 settembre 2001. Una data che il mondo non potrà mai più dimenticare. Quel giorno il terrorismo islamico ha colpito al cuore dell’America, per colpire l’Occidente. Due aerei passeggeri venivano dirottati e fatti schiantare contro le Torri Gemelle, il World Trade Center, sede della Borsa di New York e simbolo del capitalismo americano. Un altro aereo si lanciava sul Pentagono, centro nevralgico dell’Intelligence statunitense e simbolo della forza militare degli Stati Uniti. Un quarto aereo, destinato a distruggere la Casa Bianca, il simbolo del potere politico, veniva fatto precipitare dai suoi stessi passeggeri, che, capite le intenzioni dei terroristi, eroicamente trovavano il coraggio di ribellarsi ai dirottatori, scegliendo di morire pur di difendere la sicurezza nazionale. Abbiamo assistito dunque ad una vera e propria guerra simbolica, psicologica, ma ben fisica e materiale, da parte del terrorismo islamico, intenzionato a sfruttare la mistica della morte e del sacrificio per reclutare nuovi adepti tra i credenti più integralisti.

E così non pochi analisti militari hanno sottolineato come Osama Bin Laden, lo sceicco del terrore, nei suoi proclami di morte si atteggi a vero e proprio profeta e messia; barba lunga, seduto sotto una tenda, come i profeti meditanti; gli abiti verdi, colore sacro dell’Islam; il mitra al fianco, a simboleggiare la guerra santa; il modo di parlare cantilenante del muezzin. La stessa scelta del giorno 11, numero sacro per l’Islam, avrebbe valenze simboliche. Si spiegherebbe con la similitudine delle lettere alif e lam, che in arabo concorrono a comporre la parola “Allah”.

Un’iconografia ed una mistica guerresca, dunque, che ha colpito ed affascinato le menti semplici, e che ha guadagnato alla causa di al-Qaeda adepti sempre più superstiziosi e fanatici, capaci di andare in contro alla morte sorridendo.

In un video, recuperato dal giornale inglese Sunday Times, trasmesso dalle tv di tutto il mondo e risultato essere il testamento spirituale di Mohamed Atta, uno degli attentatori dell’11 settembre, si vede l’uomo ridere assieme ad un altro terrorista, il libanese Ziad Jarrah, proveniente da una famiglia bene di Amburgo, che morirà a bordo del volo 93 della United che avrebbe dovuto colpire Capitol Hill ma che precipitò in Pennsylvania. L’Atta dell’11 settembre avrà gli occhi iniettati di sangue. Nel video invece i due terroristi sorridono e scherzano; perché? La risposta è semplice: in un altro filmato Jarrah legge il proprio testamento; i due si stanno accingendo al rito del martirio. Un rito, quello dell’immolazione in nome della guerra santa, condannato dal Corano ma rifatto proprio dal terrorismo moderno.

 

MAMMA È UNA BOMBA IN PARADISO

 

L’immolazione del kamikaze è stata condannata da molti intellettuali islamici moderati, come il giornalista Magdi Allam e la dottoressa Wafa Sultàn. Pensare che il kamikaze che si imbottisce di tritolo e si fa esplodere in mezzo a gente pacifica sia un uomo reso «disperato» dalla povertà, dalla disoccupazione o dalla crisi economica, è parimenti sbagliato. Da un’analisi condotta dal funzionario pakistano Nasra Hassan, e pubblicata sul New Yorker, emerge  che la maggioranza dei kamikaze di Allah vengono dalla classe media. Contrariamente allo stereotipo del disperato che ha sempre vissuto di stenti in un campo profughi, lo studio di Hassan mostra come molti dei candidati al suicidio appartengono alla buona borghesia palestinese, e alcuni all'élite economica di Gaza. La «disperazione» dei militanti di Hamas sarebbe dunque culturale e politica.

La logica del suicidio che ispira le azioni del gruppo fondamentalista deriva da un'influenza dello sciismo, che nell'ambito islamico propugna da sempre la mistica del martirio, esercitata sul mondo

sunnita. L'ideologia del martirio è il tratto culturale comune a tutta la galassia internazionale del terrorismo religioso. Il grande fascino del sacrificio non si deve solo al fatto che implica un'uccisione, ma perché propagandato come nobilitante. Sempre più spesso anche donne arabe decidono di farsi saltare in aria; ai loro bambini (se ne sono visti due sui 4-5 anni, in video, sorridere al pensiero che “Mamma è una bomba in paradiso”) viene detto che la madre ha compito un gesto eroico; è ancora vivo il ricordo, nella mente dei più, delle donne imbottite di esplosivo nel teatro russo. Per la donna islamica, inferiore in tutto all’uomo secondo la concezione arabo-mediorientale, il suicidio è quasi una forma di riscatto femminista. Diverso il discorso, ad esempio, per i martiri curdi: si tratta di ragazzini ignoranti, adescati e circuiti e mandati a morire per pochi spiccioli, usati come carne da cannone.

 

LA MISTICA DI AL-QAEDA

 

Al-Qaeda, “cioè “La Base”, è l'organizzazione terroristica più pericolosa del pianeta; ha come obiettivo di ristabilire lo “Stato Islamico” nel mondo; considera l'Occidente, in generale, e gli Stati Uniti, in particolare, come i principali nemici dell'Islam. Incoraggiati dalla vittoria ottenuta, negli anni Ottanta, sull'Unione Sovietica in Afghanistan, i capi di Al-Qaeda aspirano a conseguire una vittoria simile sull'America, con la speranza di instaurarvi alla fine la legge islamica. Essa è responsabile di attentati in America e Spagna e contro le ambasciate americane in Kenya e Tanzania; e di azioni sanguinarie contro le truppe americane nello Yemen ed in Somalia. E’ una struttura terroristica atipica. Rispetto ai gruppi classici legati ad un preciso territorio o contesto sociale, essa opera in tutto il mondo, senza limitazioni di spazio, garantendosi così maggiore libertà di movimento; minaccia i governi occidentali o filoccidentali cercando di rovesciarli, colpisce obiettivi sensibili, anima i principali movimenti terroristici islamici presenti nel mondo, creando e sciogliendo in ogni momento nuove cellule. Esercito Islamico, Fronte Mondiale Islamico per la Jihad – la guerra santa – contro gli ebrei e i crociati, Esercito per la Liberazione dei Luoghi santi, Fondazione per la Salvezza Islamica sono solo alcune delle sigle che si riconoscono e si fondono in al-Qaeda. Gli obiettivi fondamentali di questa organizzazione, che peraltro non disdegna di accrescere il proprio patrimonio finanziario investendo in borsa prima degli attentati, sono tutti mirati alla costituzione di uno stato supremo musulmano mondiale, attraverso il tentativo di riunificate tutti gli islamici che in Afghanistan combattevano le truppe sovietiche.

Sin dalla nascita, al-Qaeda, verticistica e schematica, ha fornito sostegno finanziario, tecnico e logistico per il reclutamento e l’addestramento di estremisti islamici, generalmente sunniti, della resistenza afgana; appellandosi spesso ad una fatwa, un pronunciamento, in cui viene sancito il dovere, per ritenersi buoni musulmani, di uccidere i cittadini statunitensi, siano essi civili o militari ed anche i loro alleati, ovunque si trovino.

Bin Laden ha strutturato Al-Qaeda come rete di supporto per i diversi gruppi terroristici operanti nel mondo, dall’Egitto all’Indonesia alle Filippine; esiste un coordinamento di cellule autosufficienti sparse in mezza Europa, in Nord America e in Asia. La capacità operativa di al-Qaeda, in grado di addestrare forze di altri gruppi, varia da qualche centinaio di fedelissimi a qualche migliaio di attivisti, oltre a parecchie migliaia di sostenitori sparsi un po’ ovunque.

Al processo contro quattro dinamitardi responsabili di attentati alle ambasciate USA in Kenya e Tanzania, tenutosi a New York nel maggio 2001, la giustizia americana aveva scoperto un dato importante, che era stato però sottovalutato. Al-Qaeda non era un semplice movimento terrorista, ma una vasta organizzazione che riunisce numerosi gruppi islamisti, inclusi Hezbollah in Libano, la Jihad Islamica in Egitto, il Gruppo Islamico Armato in Algeria, come pure una molteplicità di organizzazioni irachene, sudanesi, pakistane, afgane e giordane. Ogni gruppo era in grado di provvedere in modo autonomo al proprio reclutamento ed alle operazioni da condurre.

I gruppi erano coordinati attraverso il «Consiglio di Shura» di Al-Qaeda, una sorta di direttorio che comprende rappresentanti di innumerevoli gruppi. Questi ultimi si incontravano abitualmente in Afghanistan per passare in rassegna e approvare le operazioni proposte. La maggior parte di essi aveva mantenuto stretti rapporti, dalla fine della guerra in Afghanistan contro i sovietici; si conoscono bene e collaborano efficacemente.

Dal processo è emerso che quando una cellula veniva smantellata, le altre continuavano ugualmente ad operare. Quand'anche Bin Laden fosse stato ucciso, al Qaeda gli sarebbe sopravvissuta, continuando ad espandersi, sostenuta dalla sua coesione ideologica. L'islamismo è al contempo ciò che cementa questi gruppi e la passione che li anima.

Ma nessuno dei giudici del processo di New York immaginavano che cosa, da lì a poco, avrebbe combinato al-Qaeda: un attacco interno al cuore dell’America.…

Gli incartamenti giudiziari di New York hanno rivelato che sebbene Bin Laden abbia avuto un ruolo chiave nella creazione e nel finanziamento di Al-Qaeda, l'organizzazione ha egualmente in gran parte beneficiato di sovvenzioni statali. Ad esempio, il presidente sudanese Omar Bashir in persona ha permesso ad Al-Qaeda di esercitare le sue attività nel suo Paese, accordandole un'autorizzazione speciale a non pagare le tasse o i dazi d'entrata. In modo ancora più sorprendente, egli ha esentato l'organizzazione dall'osservanza delle leggi sudanesi.

Dopo le esortazioni di Osama e del suo vice al –Zawahiri, ad impegnare «i crociati» nel Darfur, è comparsa una nuova sigla: Al Qaeda in Sudan e in Africa. E' così che si sono firmati i killer di un noto giornalista sudanese assassinato.

Dirigenti del governo iraniano hanno dato una mano a mettere a disposizioni armi tecnologicamente avanzate ed esplosivi per l'addestramento dei membri di Al-Qaeda in Libano, dove si imparava, ad esempio, come demolire grossi edifici.

Probabilmente le rivelazioni più sconcertanti emerse dal processo riguardano il radicamento di Al-Qaeda in Occidente, ove essa recluta i suoi membri principalmente tra gli immigranti musulmani.

Si è scoperto che essa dispone di una rete in grado di rifornirla di materiale come binocoli a infrarossi, materiale di costruzione, telefoni cellulari e satellitari, grazie a cellule negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Francia, in Germania, in Danimarca, in Bosnia e in Croazia. I prodotti chimici acquistati allo scopo di fabbricare armi chimiche provenivano dalla Repubblica Ceca.

Durante le lunghe pause tra un attacco terroristico e un altro, le organizzazioni aderenti ad Al-Qaeda mantenevano le loro strutture operative sotto la copertura di società di affari e senza scopo di lucro nonché di enti religiosi di beneficenza. Questi gruppi non-governativi, molti dei quali ancora attivi, si trovano principalmente negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, come pure in Medio Oriente. La Qatar Charitable Society, ad esempio, ha rivestito il ruolo di banca di Bin Laden per la raccolta e il trasferimento di fondi.

Osama Bin Laden ha messo su un sistema di cellule ben organizzato in una serie di città americane come nel quartiere di Brooklyn, a New York; Orlando, in Florida; Dallas; Santa Clara, in California; Columbia, in Missouri, ed Hernon, in Virginia.

Al-Qaeda ha saputo sfruttare le falle del sistema americano; sin dal 1995 si sapeva dell’esistenza di un piano terroristico volto a colpire le Torri Gemelle; nell’agosto del 1996 Bin Laden aveva pubblicamente dichiarato guerra a Washington, dichiarando di voler colpire gli Stati Uniti con azioni terroristiche; ma le sue minacce non erano state ascoltate; alcuni dei diciotto terroristi dell’attentato alle Twin Towers si erano addestrati al volo in campi americani; uno dei terroristi era stato addirittura un collaboratore della CIA e della Casa Bianca; e un filmato, girato da una telecamera di sicurezza all’aeroporto di Dulles, Virginia, mostra due dei dirottatori dell’11 settembre, del volo 77 dell’American Airlines diretto a Los Angeles. L’uomo inquadrato, Nawaf Alasmi, viene esaminato con un metal detector; nella tasca posteriore ha un coltello, ben evidente, ma gli uomini della sicurezza non se ne accorgono; non solo, lasciano imbarcare, senza alcun controllo, uno dei terroristi, tradito dalla mancanza di documenti d’identità e per di più incapace di parlare in inglese. Oggi non è più consentito, come un tempo, portare a bordo degli aerei americani coltelli dalla lama inferiore ai dodici centimetri; con quegli stessi coltelli i fratelli al-Sheri e Saddam al-Sukani accoltelleranno le hostess ed i piloti del volo American 11, permettendo a Mohamed Atta di prenderne il controllo.

 

CHI È BIN LADEN

 

Osama Bin Laden, un miliardario saudita convertitosi all’Islam più integralista, aveva dato il via alla sua guerra personale contro il “Grande Satana americano”, quel satana per il quale aveva lavorato sino a qualche anno prima, combattendo i russi che avevano occupato l’Afghanistan.

Era stata infatti la CIA, il servizio segreto americano, ad armare i talebani in funzione antisovietica. Un errore che gli Stati Uniti avevano commesso altre volte; ad esempio con Saddam Hussein, appoggiato per combattere il regime iraniano degli hayatollah e poi ribellatosi a Washington e divenuto parte attiva nel sostegno al terrorismo internazionale.

Come Saddam, anche Bin Laden si era rivoltato contro gli Stati Uniti; nel 1995 aveva addirittura progettato – inutilmente -  l’assassinio del presidente americano Bill Clinton.

Bin Laden è un patito dei film di Bruce Lee; probabilmente lo affascina l’idea del cavaliere solitario che lotta e vince contro tutti; ed è anche un amante dei riflettori; pur essendo l’uomo più ricercato del mondo, prima dell’11 settembre si era lasciato intervistare persino da Peter Arnett della CNN, e ne aveva approfittato per dichiarare guerra agli USA.

Membro di un’importante famiglia araba, Bin Laden riceve aiuti e finanziamenti occulti da diverse associazioni estremiste arabe e da realtà sociali musulmane; ed ha personalmente investito qualcosa come oltre 300 milioni di dollari, per sostenere le azioni terroristiche; è quanto gli è rimasto del patrimonio familiare -  un tesoro stimato sui 5 miliardi di dollari - prima di essere stato ripudiato dalla famiglia.

Bin Laden aveva studiato in Occidente; e pensare che da giovane nessuno era stato in grado di prevedere che quel ragazzo timido e solitario sarebbe un giorno diventato il leader indiscusso del terrorismo islamico internazionale. Brian Fyfield-Slayler, il suo professore di inglese a Jeddah, racconta alla CNN: “Era sempre chiuso, non faceva amicizia con nessuno, chi avrebbe mai pensato che un giorno sarebbe diventato la feroce guida di un movimento in grado di terrorizzare il mondo…”.

Osama è uno dei 53 figli del magnate delle costruzioni saudite Muhammad Aad Bin Laden, che si è arricchito come costruttore e contraente di società nello Yemen e nell’Arabia saudita; laureatosi in economia all’Università King Abdul Aziz di Jddah, Bin Laden è considerato un perfetto uomo d’affari, che come tale ha investito in progetti di infrastrutture sia in Sudan che in Afghanistan. Nei dodici anni successivi al ritiro delle truppe sovietiche dall’Afghanistan, la rete finanziaria di Bin Laden si è allargata fino a sostenere economicamente i conflitti islamici nel mondo. Il tutto attraverso donazioni, organizzazioni di beneficenza e attività commerciali. La società di costruzioni di Bin Laden, la el-Irà, in partnership con il Fronte Nazionale Islamico e i militari sudanesi, ha costruito il nuovo aeroporto di Port Sudan e un’autostrada che collega Kartum a Port Sudan; per alcuni anni Bin Laden ha posseduto la Taba, una società che investe nelle borse di tutto il mondo.

Nella sue guerra personale in Afghanistan Bin Laden era stato nascosto e sostenuto dal consiglio degli Ulema dei talebani; alcuni ritengono che l’inizio delle ostilità di questi ultimi contro l’Occidente risalisse ad un episodio precedente, la distruzione dei Buddha di Bamyan, con il pretesto che fossero idoli pagani. Ma c’è chi pensa che quell’atto iconoclasta fosse solo un test per saggiare la capacità di reazione dell’Occidente indignato.

Per evitare la distruzione delle statue i talebani chiesero pretestuosamente soldi; l’Occidente si mostrò debole con i ricattatori e glieli offrì; ed i talebani capirono così che potevano sfidare impunemente l’Occidente, divenuto oramai vulnerabile. In realtà, l’episodio celava un segnale ben preciso, l’annientamento meticoloso e scientifico di tutto ciò che non è contemplabile nella visione dell’Islam integralista: i simboli del potere dei crociati, cioè degli occidentali; e le figure sacre delle altre religioni, siano essi i Buddha afgani o il “papa degli infedeli”. L’intelligence ha difatti sventato, nel 1994, un tentativo di uccidere Giovanni Paolo II in viaggio nelle Filippine.

 

ATTACCO ALL’OCCIDENTE

 

Il papa è un cialtrone e Roma andrà distrutta con il fuoco è il senso del messaggio che al-Zawahiri, braccio destro di Bin Laden in Irak, ha lanciato via internet nel settembre 2006. Al-Qaeda ha cavalcato l’onda, e gettato benzina sul fuoco, sul caso del discorso pronunciato dal papa a Ratisbona, in cui si condannava la Guerra Santa. Debitamente imbeccate, le masse di integralisti inscenarono violente proteste contro il pontefice, ne bruciarono un’effigie fantoccio, arrivarono ad uccidere una suora, missionaria nella Somalia da poco in mano alle milizie islamiche. A nulla valsero le precisazioni pubbliche del pontefice ed i molti dibattiti mediatici tra cattolici e islamici.

Fu tutto inutile, al-Qaeda aizzava il mondo dell’integralismo islamico distorcendo i proposito la realtà dei fatti, pur di conquistarsi nuovi consensi.

Da diversi anni Internet è il sistema privilegiato da Bin Laden e da al-Qaeda per lanciare sfide e le provocazioni all’Occidente; essa consente di non essere rintracciabili; dalla Rete al-Qaeda ha invitato prima il popolo americano, poi persino papa Benedetto XVI, a convertirsi all’Islam, in un’occasione esibendo un californiano passato al terrorismo e provocatoriamente investito del ruolo di portavoce di al-Qaeda, come possiamo vedere in questo telegiornale di Italia Uno del 3 settembre 2006.

Con azioni ad effetto di questo genere, come la conversione dei “crociati” alla jihad, al-Qaeda combatte una vera e propria guerra psicologica, oltrecché fisica. Il messaggio che vuole lanciare è che chiunque, dovunque, può diventare un potenziale nemico dell’Occidente; persino nello stesso mondo occidentale, persino nel cuore degli Stati Uniti.

Menzogne telematiche, furor di popolo, finanziamenti occulti e tecniche ricattatorie da anni caratterizzano molte delle azioni offensive che le bande terroristiche legate ad al-Qaeda mettono in atto in tutto il mondo. Un classico esempio è l’Irak, ove è prassi abituale il sequestro dei civili a scopo di estorsione finalizzata al finanziamento delle cellule terroristiche. Dalle due Simone alla giornalista Giuliana Sgrena ai molti reporter della stampa internazionale, alcuni dei quali costretti a convertirsi sotto la minaccia dei mitra, i terroristi hanno sempre chiesto o denaro o la liberazione dei miliziani prigionieri nella base americana di Guantanamo. Per le estorsioni a scopo di lucro si è parlato di riscatti miliardari, pretesi ed ottenuti, e reinvestiti per mantenere il movimento.

A 5 anni dal rovesciamento del regime dei talebani in Afghanistan,  questi ultimi, nell’autunno 2006, si sono riorganizzati facilmente, riprendendosi le loro roccaforti, grazie all’aiuto militare ed economico di al-Qaeda; le truppe del mullah Omar hanno saputo così approfittare della debolezza del governo del presidente Karzahi, per riprendersi molte delle zone, ben sette, sfuggite al controllo dello Stato. La mistica di al-Qaeda, ma anche lo stipendio di cinque dollari al giorno – molto, per un afgano – hanno fatto accorrere decine di aspiranti combattenti dalle vicine tribù pakistane, nonostante i rigidi controlli del presidente Musciarraf. La stessa popolazione afgana, delusa dalle promesse governative,  dai mancati aiuti americani, dal disinteresse dell’Occidente e dalla miseria dilagante, guarda con simpatia agli aiuti interessati che al-Qaeda fa arrivare attraverso le bande criminali dei trafficanti di oppio. Sin che non si estirperanno le radici del malcontento, il terrorismo non verrà sconfitto, ripetono a Washington. E così il presidente Bush ha incontrato Karzahi e Musciarraf per trovare una strategia comune contro il terrorismo. Solo combattendolo da dentro, nei luoghi ove origina, sarà possibile sconfiggerlo, dicono gli esperti.

Negli Stati Uniti l’amministrazione Bush è stata messa all’indice dai giornalisti, primo fra tutti Bob Woodward, il cronista dello scandalo Watergate. I giornali, citando uno studio di ben sedici servizi segreti, hanno titolato: “La guerra in Irak alimenta il terrorismo, che rischia di prendere piede pesantemente anche in Europa”; ma anche la situazione afgana conquista continuamente nuovi mujiaiddin alla causa del terrore. E così, il Congresso USA ha inasprito le leggi sul terrorismo sul suolo americano, e chiuso un occhio su quanto avvenuto in carceri quali quelle di Guantanamo, ove si è ricorsi a vari tipi di torture fisiche e mentali.

Ma anche al-Qaeda ha il suo manuale di terrorismo. Si intitola “Studi Militari per la Jihad contro i tiranni” ed è stato trovato nella casa di un sospetto terrorista di al-Qaeda in Inghilterra, nel maggio 2000. Il comportamento degli uomini che dirottarono gli aerei dell’11 settembre riflettono le indicazioni riportate sul libretto, ove si precisa – tra l’altro – che “la missione principale è il rovesciamento dei regimi senza dio e la loro sostituzione con un regime islamico”; altri scopi sono: raccogliere informazioni sul nemico, infiltrandosi nella sua società; assassinare gli stranieri; liberare i terroristi catturati; diffondere messaggi che mobilitino le masse contro il nemico; distruggere le ambasciate, le vie di comunicazione ed i luoghi di divertimento, perversione e peccato.

Come si vede, al-Qaeda è un nemico che è ben non sottovalutare.



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