AL-QAEDA: COLPIRE GLI USA
L’ala yemenita di Al-Qaeda ha chiamato tutti i musulmani della penisola
arabica alla jihad contro i cristiani e gli ebrei
presenti nella regione attraverso un messaggio audio diffuso su Internet dal
numero due dell’organizzazione.
“Non c’è altra via d’uscita da
questa situazione che combattere una guerra santa”, ha detto Saed al-Shehri, ex detenuto di Guantanamo, esortando ad attaccare dappertutto “gli
interessi americani e crociati”.
La minaccia rappresentata da Al-Qaeda ha radici profonde e ramificazioni anche in
America. Era il Natale del 1992, quando alcune immagini venivano
girate di nascosto da un reporter americano, infiltratosi al raduno annuale dell’Associazione
della Gioventù Araba a Oklahoma City, America. Quello che sembrava essere un
normale congresso sulla cultura islamica, si rivela essere ben presto un
incontro fondamentalista. Sul palco si alternavano
rappresentanti di tutte le correnti più agguerrite; gli oratori inneggiavano
alla guerra santa e predicavano la jihad contro gli
ebrei e i cristiani; accusavano Israele e l’Occidente di opprimere i musulmani
in tutto il mondo; invitavano al martirio anche i più giovani, per i quali venivano messi in vendita appositi libri da aspiranti
kamikaze, per bambini.
Kermesse di questo genere, si
scoprirà in seguito, erano state organizzate in tutti
gli Stati Uniti; a Detroit un’associazione a nome Progetto Internazionale per
la Carità Islamica portava al tavolo degli oratori uno sceicco cieco, egiziano,
che esortava all’instaurazione di un regno mondiale governato dall’Islàm; altri affollatissimi incontri si tenevano a Chicago,
Pittsburg e Turso.
Nel video girato dal reporter USA si
vedeva un predicatore che esortava ad una jihad vittoriosa. In seguito si scoprirà che quest’uomo è stato l’ispiratore della cellula di kamikaze dell’11 settembre.
BIN LADEN, LO SCEICCO DEL TERRORE
11 settembre 2001. Una data che il mondo non potrà mai più dimenticare. Quel
giorno il terrorismo islamico ha colpito al cuore dell’America, per colpire
l’Occidente. Due aerei passeggeri venivano dirottati e
fatti schiantare contro le Torri Gemelle, il World Trade
Center, sede della Borsa di New York e simbolo del capitalismo americano. Un
altro aereo si lanciava sul Pentagono, centro nevralgico dell’Intelligence
statunitense e simbolo della forza militare degli Stati Uniti. Un quarto aereo,
destinato a distruggere la Casa Bianca, il simbolo del potere politico, veniva fatto precipitare dai suoi stessi passeggeri, che,
capite le intenzioni dei terroristi, eroicamente trovavano il coraggio di
ribellarsi ai dirottatori, scegliendo di morire pur di difendere la sicurezza
nazionale. Abbiamo assistito dunque ad una vera e propria guerra simbolica,
psicologica, ma ben fisica e materiale, da parte del terrorismo islamico,
intenzionato a sfruttare la mistica della morte e del sacrificio per reclutare
nuovi adepti tra i credenti più integralisti.
E così non pochi analisti militari
hanno sottolineato come Osama
Bin Laden, lo sceicco del
terrore, nei suoi proclami di morte si atteggi a vero e proprio profeta e
messia; barba lunga, seduto sotto una tenda, come i profeti meditanti; gli
abiti verdi, colore sacro dell’Islam; il mitra al fianco, a simboleggiare la
guerra santa; il modo di parlare cantilenante del muezzin. La stessa scelta del
giorno 11, numero sacro per l’Islam, avrebbe valenze simboliche. Si
spiegherebbe con la similitudine delle lettere alif e
lam, che in arabo concorrono
a comporre la parola “Allah”.
Un’iconografia ed una mistica guerresca,
dunque, che ha colpito ed affascinato le menti semplici, e che ha guadagnato
alla causa di al-Qaeda
adepti sempre più superstiziosi e fanatici, capaci di andare in contro alla
morte sorridendo.
In un video, recuperato dal giornale
inglese Sunday Times,
trasmesso dalle tv di tutto il mondo e risultato essere il testamento
spirituale di Mohamed Atta, uno degli attentatori
dell’11 settembre, si vede l’uomo ridere assieme ad un altro terrorista, il
libanese Ziad Jarrah,
proveniente da una famiglia bene di Amburgo, che
morirà a bordo del volo 93 della United che avrebbe
dovuto colpire Capitol Hill
ma che precipitò in Pennsylvania. L’Atta dell’11
settembre avrà gli occhi iniettati di sangue. Nel video invece i due terroristi
sorridono e scherzano; perché? La risposta è semplice: in un altro filmato Jarrah legge il proprio testamento; i due si stanno accingendo
al rito del martirio. Un rito, quello dell’immolazione in
nome della guerra santa, condannato dal Corano ma rifatto proprio dal terrorismo
moderno.
MAMMA È UNA BOMBA IN PARADISO
L’immolazione del kamikaze è stata
condannata da molti intellettuali islamici moderati, come il giornalista Magdi Allam e la dottoressa Wafa Sultàn. Pensare che il
kamikaze che si imbottisce di tritolo e si fa
esplodere in mezzo a gente pacifica sia un uomo reso «disperato» dalla povertà,
dalla disoccupazione o dalla crisi economica, è parimenti sbagliato. Da
un’analisi condotta dal funzionario pakistano Nasra Hassan, e pubblicata sul New Yorker, emerge che la maggioranza dei kamikaze di Allah vengono dalla classe media. Contrariamente allo
stereotipo del disperato che ha sempre vissuto di stenti in un campo profughi,
lo studio di Hassan mostra come molti dei candidati
al suicidio appartengono alla buona borghesia
palestinese, e alcuni all'élite economica di Gaza. La «disperazione» dei
militanti di Hamas sarebbe dunque culturale e
politica.
La
logica del suicidio che ispira le azioni del gruppo fondamentalista deriva da un'influenza dello sciismo, che nell'ambito islamico propugna da sempre la
mistica del martirio, esercitata sul mondo
sunnita.
L'ideologia del martirio è il tratto culturale comune a tutta la galassia
internazionale del terrorismo religioso. Il grande
fascino del sacrificio non si deve solo al fatto che implica un'uccisione, ma perché
propagandato come nobilitante. Sempre più spesso anche donne arabe decidono di
farsi saltare in aria; ai loro bambini (se ne sono visti due sui 4-5 anni, in
video, sorridere al pensiero che “Mamma è una bomba in paradiso”) viene detto che la madre ha compito un gesto eroico; è
ancora vivo il ricordo, nella mente dei più, delle donne imbottite di esplosivo
nel teatro russo. Per la donna islamica, inferiore in tutto all’uomo
secondo la concezione arabo-mediorientale, il suicidio è quasi una forma
di riscatto femminista. Diverso il discorso, ad esempio, per i martiri curdi: si tratta di ragazzini ignoranti, adescati e
circuiti e mandati a morire per pochi spiccioli, usati come carne da cannone.
LA MISTICA DI AL-QAEDA
Al-Qaeda, “cioè “La
Base”, è l'organizzazione terroristica più pericolosa del pianeta; ha come obiettivo
di ristabilire lo “Stato Islamico” nel mondo; considera l'Occidente, in
generale, e gli Stati Uniti, in particolare, come i principali nemici
dell'Islam. Incoraggiati dalla vittoria ottenuta, negli anni Ottanta,
sull'Unione Sovietica in Afghanistan, i capi di Al-Qaeda aspirano a conseguire una vittoria simile
sull'America, con la speranza di instaurarvi alla fine la legge islamica. Essa è
responsabile di attentati in America e Spagna e contro
le ambasciate americane in Kenya e Tanzania; e di azioni sanguinarie contro le
truppe americane nello Yemen ed in Somalia. E’ una
struttura terroristica atipica. Rispetto ai gruppi classici legati ad un
preciso territorio o contesto sociale, essa opera in
tutto il mondo, senza limitazioni di spazio, garantendosi così maggiore libertà
di movimento; minaccia i governi occidentali o filoccidentali
cercando di rovesciarli, colpisce obiettivi sensibili, anima i principali
movimenti terroristici islamici presenti nel mondo, creando e sciogliendo in
ogni momento nuove cellule. Esercito Islamico, Fronte Mondiale Islamico per la Jihad – la guerra santa – contro gli ebrei e i crociati,
Esercito per la Liberazione dei Luoghi santi, Fondazione per la Salvezza
Islamica sono solo alcune delle sigle che si riconoscono e si fondono in al-Qaeda. Gli obiettivi fondamentali di questa
organizzazione, che peraltro non disdegna di accrescere il proprio
patrimonio finanziario investendo in borsa prima degli attentati, sono tutti
mirati alla costituzione di uno stato supremo musulmano mondiale, attraverso il
tentativo di riunificate tutti gli islamici che in Afghanistan combattevano le
truppe sovietiche.
Sin dalla nascita, al-Qaeda, verticistica
e schematica, ha fornito sostegno finanziario, tecnico e logistico per il
reclutamento e l’addestramento di estremisti islamici, generalmente sunniti, della resistenza afgana; appellandosi spesso ad
una fatwa, un pronunciamento, in cui viene sancito il
dovere, per ritenersi buoni musulmani, di uccidere i cittadini statunitensi,
siano essi civili o militari ed anche i loro alleati, ovunque si trovino.
Bin Laden ha strutturato Al-Qaeda come rete di
supporto per i diversi gruppi terroristici operanti nel mondo, dall’Egitto all’Indonesia
alle Filippine; esiste un coordinamento di cellule autosufficienti sparse in
mezza Europa, in Nord America e in Asia. La capacità operativa di al-Qaeda, in grado di
addestrare forze di altri gruppi, varia da qualche centinaio di fedelissimi a
qualche migliaio di attivisti, oltre a parecchie migliaia di sostenitori sparsi
un po’ ovunque.
Al
processo contro quattro dinamitardi responsabili di attentati
alle ambasciate USA in Kenya e Tanzania, tenutosi a New York nel maggio 2001,
la giustizia americana aveva scoperto un dato importante, che era stato però
sottovalutato. Al-Qaeda non era un semplice movimento
terrorista, ma una vasta organizzazione che riunisce
numerosi gruppi islamisti, inclusi Hezbollah in Libano, la Jihad
Islamica in Egitto, il Gruppo Islamico Armato in Algeria, come pure una
molteplicità di organizzazioni irachene, sudanesi, pakistane, afgane e
giordane. Ogni gruppo era in grado di provvedere in modo autonomo al proprio
reclutamento ed alle operazioni da condurre.
I
gruppi erano coordinati attraverso il «Consiglio di Shura»
di Al-Qaeda, una sorta di
direttorio che comprende rappresentanti di innumerevoli gruppi. Questi ultimi si incontravano abitualmente in Afghanistan per passare in
rassegna e approvare le operazioni proposte. La maggior parte di essi aveva mantenuto stretti rapporti, dalla fine della
guerra in Afghanistan contro i sovietici; si conoscono bene e collaborano
efficacemente.
Dal
processo è emerso che quando una cellula veniva
smantellata, le altre continuavano ugualmente ad operare. Quand'anche Bin Laden fosse stato ucciso, al Qaeda gli sarebbe sopravvissuta,
continuando ad espandersi, sostenuta dalla sua coesione ideologica. L'islamismo
è al contempo ciò che cementa questi gruppi e la passione
che li anima.
Ma
nessuno dei giudici del processo di New York immaginavano
che cosa, da lì a poco, avrebbe combinato al-Qaeda: un
attacco interno al cuore dell’America.…
Gli
incartamenti giudiziari di New York hanno rivelato che sebbene Bin Laden abbia
avuto un ruolo chiave nella creazione e nel finanziamento di Al-Qaeda, l'organizzazione ha egualmente in gran parte
beneficiato di sovvenzioni statali. Ad esempio, il presidente sudanese Omar Bashir in persona ha permesso ad Al-Qaeda
di esercitare le sue attività nel suo Paese, accordandole un'autorizzazione
speciale a non pagare le tasse o i dazi d'entrata. In modo ancora più
sorprendente, egli ha esentato l'organizzazione dall'osservanza delle leggi
sudanesi.
Dopo
le esortazioni di Osama e
del suo vice al –Zawahiri, ad impegnare «i crociati»
nel Darfur, è comparsa una nuova sigla: Al Qaeda in Sudan e in Africa. E' così che si sono firmati i
killer di un noto giornalista sudanese assassinato.
Dirigenti
del governo iraniano hanno dato una mano a mettere a disposizioni armi
tecnologicamente avanzate ed esplosivi per l'addestramento dei membri di Al-Qaeda in Libano, dove si
imparava, ad esempio, come demolire grossi edifici.
Probabilmente
le rivelazioni più sconcertanti emerse dal processo riguardano il radicamento di Al-Qaeda in Occidente, ove essa
recluta i suoi membri principalmente tra gli immigranti musulmani.
Si
è scoperto che essa dispone di una rete in grado di rifornirla
di materiale come binocoli a infrarossi, materiale di costruzione, telefoni
cellulari e satellitari, grazie a cellule negli Stati Uniti, in Gran Bretagna,
in Francia, in Germania, in Danimarca, in Bosnia e in Croazia. I prodotti
chimici acquistati allo scopo di fabbricare armi chimiche provenivano dalla
Repubblica Ceca.
Durante
le lunghe pause tra un attacco terroristico e un altro, le organizzazioni
aderenti ad Al-Qaeda mantenevano le loro strutture
operative sotto la copertura di società di affari e
senza scopo di lucro nonché di enti religiosi di beneficenza. Questi gruppi
non-governativi, molti dei quali ancora attivi, si trovano principalmente negli
Stati Uniti e in Gran Bretagna, come pure in Medio Oriente. La
Qatar Charitable Society, ad esempio, ha
rivestito il ruolo di banca di Bin Laden per la raccolta e il trasferimento di fondi.
Osama Bin Laden ha messo su un sistema di cellule ben organizzato in
una serie di città americane come nel quartiere di Brooklyn,
a New York; Orlando, in Florida; Dallas; Santa Clara, in California; Columbia,
in Missouri, ed Hernon, in Virginia.
Al-Qaeda ha saputo sfruttare le falle del
sistema americano; sin dal 1995 si sapeva dell’esistenza di un piano
terroristico volto a colpire le Torri Gemelle; nell’agosto del 1996 Bin Laden aveva pubblicamente
dichiarato guerra a Washington, dichiarando di voler colpire gli Stati Uniti
con azioni terroristiche; ma le sue minacce non erano state ascoltate; alcuni
dei diciotto terroristi dell’attentato alle Twin Towers si erano addestrati al volo in campi americani; uno
dei terroristi era stato addirittura un collaboratore della CIA e della Casa
Bianca; e un filmato, girato da una telecamera di sicurezza all’aeroporto di Dulles, Virginia, mostra due dei dirottatori dell’11
settembre, del volo 77 dell’American Airlines diretto
a Los Angeles. L’uomo inquadrato, Nawaf Alasmi, viene esaminato con un
metal detector; nella tasca posteriore ha un coltello, ben evidente, ma gli
uomini della sicurezza non se ne accorgono; non solo, lasciano imbarcare, senza
alcun controllo, uno dei terroristi, tradito dalla mancanza di documenti
d’identità e per di più incapace di parlare in inglese. Oggi non è più
consentito, come un tempo, portare a bordo degli aerei americani coltelli dalla
lama inferiore ai dodici centimetri; con quegli stessi coltelli i fratelli al-Sheri e Saddam al-Sukani accoltelleranno le hostess ed i piloti del volo American
11, permettendo a Mohamed Atta di prenderne il
controllo.
CHI È BIN LADEN
Osama Bin Laden, un miliardario saudita convertitosi all’Islam più
integralista, aveva dato il via alla sua guerra personale contro il “Grande
Satana americano”, quel satana per il quale aveva lavorato sino a qualche anno prima, combattendo i russi che avevano
occupato l’Afghanistan.
Era stata infatti
la CIA, il servizio segreto americano, ad armare i talebani
in funzione antisovietica. Un errore che gli Stati Uniti
avevano commesso altre volte; ad esempio con Saddam Hussein, appoggiato per combattere il regime iraniano degli
hayatollah e poi ribellatosi a Washington e divenuto parte
attiva nel sostegno al terrorismo internazionale.
Come Saddam,
anche Bin Laden si era
rivoltato contro gli Stati Uniti; nel 1995 aveva addirittura progettato –
inutilmente - l’assassinio del
presidente americano Bill Clinton.
Bin Laden è
un patito dei film di Bruce Lee;
probabilmente lo affascina l’idea del cavaliere solitario che lotta e vince
contro tutti; ed è anche un amante dei riflettori; pur
essendo l’uomo più ricercato del mondo, prima dell’11 settembre si era lasciato
intervistare persino da Peter Arnett
della CNN, e ne aveva approfittato per dichiarare guerra agli USA.
Membro di
un’importante famiglia araba, Bin Laden
riceve aiuti e finanziamenti occulti da diverse associazioni estremiste arabe e
da realtà sociali musulmane; ed ha personalmente investito qualcosa come oltre
300 milioni di dollari, per sostenere le azioni terroristiche; è quanto gli è
rimasto del patrimonio familiare - un
tesoro stimato sui 5 miliardi di dollari - prima di essere stato ripudiato
dalla famiglia.
Bin Laden aveva
studiato in Occidente; e pensare che da giovane nessuno era stato in grado di
prevedere che quel ragazzo timido e solitario sarebbe un giorno diventato il
leader indiscusso del terrorismo islamico internazionale. Brian Fyfield-Slayler, il suo professore di inglese
a Jeddah, racconta alla CNN: “Era sempre chiuso, non
faceva amicizia con nessuno, chi avrebbe mai pensato che un giorno sarebbe
diventato la feroce guida di un movimento in grado di terrorizzare il mondo…”.
Osama è uno dei 53 figli del magnate
delle costruzioni saudite Muhammad Aad Bin Laden,
che si è arricchito come costruttore e contraente di società nello Yemen e nell’Arabia saudita; laureatosi in economia all’Università
King Abdul Aziz di Jddah, Bin Laden è considerato un
perfetto uomo d’affari, che come tale ha investito in progetti di infrastrutture sia in Sudan che in Afghanistan. Nei
dodici anni successivi al ritiro delle truppe sovietiche dall’Afghanistan, la
rete finanziaria di Bin Laden
si è allargata fino a sostenere economicamente i conflitti islamici nel mondo. Il tutto attraverso donazioni, organizzazioni di beneficenza e
attività commerciali. La società di costruzioni di Bin
Laden, la el-Irà, in partnership con il Fronte Nazionale Islamico e i
militari sudanesi, ha costruito il nuovo aeroporto di Port
Sudan e un’autostrada che collega Kartum a Port Sudan; per alcuni anni Bin Laden ha posseduto la Taba, una
società che investe nelle borse di tutto il mondo.
Nella sue guerra
personale in Afghanistan
Bin Laden era stato
nascosto e sostenuto dal consiglio degli Ulema dei talebani; alcuni ritengono che l’inizio delle ostilità di
questi ultimi contro l’Occidente risalisse ad un episodio precedente, la
distruzione dei Buddha di Bamyan,
con il pretesto che fossero idoli pagani. Ma c’è chi
pensa che quell’atto iconoclasta fosse solo un test
per saggiare la capacità di reazione dell’Occidente indignato.
Per evitare la
distruzione delle statue i talebani chiesero
pretestuosamente soldi; l’Occidente si mostrò debole con i ricattatori e glieli
offrì; ed i talebani capirono così che potevano
sfidare impunemente l’Occidente, divenuto oramai vulnerabile. In realtà, l’episodio celava un
segnale ben preciso, l’annientamento meticoloso e scientifico di tutto ciò che
non è contemplabile nella visione dell’Islam integralista: i simboli del potere
dei crociati, cioè degli occidentali; e le figure
sacre delle altre religioni, siano essi i Buddha
afgani o il “papa degli infedeli”. L’intelligence ha difatti sventato, nel
1994, un tentativo di uccidere Giovanni Paolo II in viaggio nelle Filippine.
ATTACCO ALL’OCCIDENTE
Il papa è un cialtrone e Roma andrà
distrutta con il fuoco è il senso del messaggio che al-Zawahiri,
braccio destro di Bin Laden
in Irak, ha lanciato via internet nel settembre 2006.
Al-Qaeda ha cavalcato l’onda, e gettato benzina sul
fuoco, sul caso del discorso pronunciato dal papa a Ratisbona,
in cui si condannava la Guerra Santa. Debitamente imbeccate, le masse di integralisti inscenarono violente proteste contro il
pontefice, ne bruciarono un’effigie fantoccio, arrivarono ad uccidere una suora,
missionaria nella Somalia da poco in mano alle milizie islamiche. A nulla
valsero le precisazioni pubbliche del pontefice ed i molti dibattiti mediatici
tra cattolici e islamici.
Fu tutto inutile, al-Qaeda aizzava il mondo dell’integralismo islamico distorcendo
i proposito la realtà dei fatti, pur di conquistarsi
nuovi consensi.
Da diversi anni Internet è il
sistema privilegiato da Bin Laden
e da al-Qaeda per lanciare sfide e le provocazioni
all’Occidente; essa consente di non essere rintracciabili; dalla Rete al-Qaeda ha invitato prima il popolo americano, poi persino
papa Benedetto XVI, a convertirsi all’Islam, in un’occasione esibendo un
californiano passato al terrorismo e provocatoriamente investito del ruolo di
portavoce di al-Qaeda, come
possiamo vedere in questo telegiornale di Italia Uno del 3 settembre 2006.
Con azioni ad effetto di questo
genere, come la conversione dei “crociati” alla jihad,
al-Qaeda combatte una vera e propria guerra
psicologica, oltrecché fisica. Il messaggio che vuole
lanciare è che chiunque, dovunque, può diventare un potenziale nemico
dell’Occidente; persino nello stesso mondo occidentale, persino nel cuore degli
Stati Uniti.
Menzogne telematiche, furor di
popolo, finanziamenti occulti e tecniche ricattatorie da anni caratterizzano
molte delle azioni offensive che le bande terroristiche legate ad al-Qaeda mettono in atto in tutto il mondo. Un classico
esempio è l’Irak, ove è prassi abituale il sequestro
dei civili a scopo di estorsione finalizzata al
finanziamento delle cellule terroristiche. Dalle due Simone alla giornalista
Giuliana Sgrena ai molti reporter della stampa
internazionale, alcuni dei quali costretti a convertirsi sotto la minaccia dei
mitra, i terroristi hanno sempre chiesto o denaro o la liberazione dei miliziani
prigionieri nella base americana di Guantanamo. Per
le estorsioni a scopo di lucro si è parlato di riscatti miliardari, pretesi ed
ottenuti, e reinvestiti per mantenere il movimento.
A 5 anni dal rovesciamento del regime
dei talebani in Afghanistan, questi ultimi, nell’autunno 2006, si sono
riorganizzati facilmente, riprendendosi le loro roccaforti, grazie all’aiuto
militare ed economico di al-Qaeda;
le truppe del mullah Omar hanno saputo così approfittare della debolezza del
governo del presidente Karzahi, per riprendersi molte
delle zone, ben sette, sfuggite al controllo dello Stato. La mistica di al-Qaeda, ma anche lo stipendio
di cinque dollari al giorno – molto, per un afgano – hanno fatto accorrere
decine di aspiranti combattenti dalle vicine tribù pakistane, nonostante i
rigidi controlli del presidente Musciarraf. La stessa
popolazione afgana, delusa dalle promesse governative, dai mancati aiuti americani, dal disinteresse
dell’Occidente e dalla miseria dilagante, guarda con simpatia agli aiuti
interessati che al-Qaeda fa arrivare attraverso le
bande criminali dei trafficanti di oppio. Sin che non
si estirperanno le radici del malcontento, il terrorismo non verrà
sconfitto, ripetono a Washington. E così il presidente
Bush ha incontrato Karzahi
e Musciarraf per trovare una strategia comune contro
il terrorismo. Solo combattendolo da dentro, nei luoghi ove origina, sarà
possibile sconfiggerlo, dicono gli esperti.
Negli Stati Uniti l’amministrazione Bush è stata messa all’indice dai giornalisti, primo fra
tutti Bob Woodward, il cronista dello scandalo Watergate. I giornali, citando uno studio di ben sedici
servizi segreti, hanno titolato: “La guerra in Irak
alimenta il terrorismo, che rischia di prendere piede pesantemente anche in
Europa”; ma anche la situazione afgana conquista continuamente nuovi mujiaiddin alla causa del terrore. E
così, il Congresso USA ha inasprito le leggi sul terrorismo sul suolo
americano, e chiuso un occhio su quanto avvenuto in carceri quali quelle di Guantanamo, ove si è ricorsi a vari tipi di torture fisiche
e mentali.
Ma anche al-Qaeda
ha il suo manuale di terrorismo. Si intitola “Studi
Militari per la Jihad contro i tiranni” ed è stato
trovato nella casa di un sospetto terrorista di al-Qaeda
in Inghilterra, nel maggio 2000. Il comportamento degli uomini che dirottarono
gli aerei dell’11 settembre riflettono le indicazioni
riportate sul libretto, ove si precisa – tra l’altro – che “la missione
principale è il rovesciamento dei regimi senza dio e la loro sostituzione con
un regime islamico”; altri scopi sono: raccogliere informazioni sul nemico,
infiltrandosi nella sua società; assassinare gli stranieri; liberare i
terroristi catturati; diffondere messaggi che mobilitino le masse contro il
nemico; distruggere le ambasciate, le vie di comunicazione ed i luoghi di
divertimento, perversione e peccato.
Come si vede, al-Qaeda
è un nemico che è ben non sottovalutare.